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Teatro di San Carlo

teatrosancarlo.it

Teatro di San Carlo
Stagione sinfonica 19|20

sabato 12 ottobre ore 20.00
domenica 13 ottobre ore 18.00
JURAJ VALČUHA
direttore | juraj valčuha
contralto | daniela sindram
tenore | eric cutler
orchestra del teatro di san carlo
gyorgy ligeti: lontano per grande orchestra (1967)
gustav mahler: das lied von der erde (il canto della terra) sinfonia per contralto tenore e orchestra (1911)

durata musicale: 1 ora e 30 minuti circa

2001: odissea nello spazio, shining e eyes wide shut: se questi tre capolavori di stanley kubrick vi sono familiari, allora conoscerete certamente la musica e lo stile gyorgy ligeti (1923-2006) il compositore che ha attraversato da protagonista indiscusso tutto il xx secolo.
lontano è un brano per grande orchestra e l'organico ricorda quello di una sinfonia classica; la scrittura è molto densa e gli strumenti sono trattati quasi sempre solisticamente così da creare degli agglomerati armonici per sovrapposizione di linee melodiche caratterizzate da lenti movimenti cromatici. il ritmo si mantiene regolare ma la suddivisione ritmica interna è talmente variabile che non è percepibile una pulsazione regolare, una costante nella produzione di ligeti.

cos'è das lied von der erde? una sinfonia con parti cantate o, meglio ancora, una sinfonia con lieder inseriti e incastonati? forse non esiste una categoria di forma o di genere che si adatti a questa partitura che ha una scrittura tendenzialmente cameristica e oltrepassa i confini di ciascun mondo, per congiungere forme eterogenee di pensiero musicale in una nuova e più elevata unità spirituale. nell'autunno 1907 fu pubblicata un'antologia di poesia cinese, die chinesische flöte, formata da un centinaio di liriche, di autori compresi tra il xii secolo a.c. e l'epoca contemporanea. il curatore, hans bethge, per renderle più accessibile al pubblico occidentale, ne realizzò delle parafrasi poetiche che ebbero immediati riflessi musicali nella mente di mahler.


venerdì 25 ottobre ore 20.00
sabato 26 ottobre ore 18.00
NEEME JÄRVI / DENIS MATSUEV
direttore | neeme järvi
pianoforte | denis matsuev
orchestra del teatro di san carlo
ludwig van beethoven :concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore, op. 19 (1787/89)
johannes brahms:sinfonia n. 4 in mi minore, op. 98 (1885)

durata musicale: 1 ora e 20 minuti circa

abituati allo stile eroico del beethoven più conosciuto, si rimane sempre un po' sorpresi nell'ascoltare un'opera nella quale è ancora palese lo stile “galante” e le soluzioni brillanti di stampo prettamente virtuosistico affidate al solista. d'altronde il compositore, nel momento in cui scriveva queste pagine, era ancora e soprattutto un grande pianista desideroso di mostrarsi davanti alla sua platea e di mettere alla prova proprio lì le sue abilità. naturalmente i panni aggraziati ed eleganti del settecento stanno stretti a beethoven che già negli anni giovanili infondeva sempre nella sua musica, seppure ancora il modo inconsapevole, qualcosa di nuovo ed originale.

all'epoca della quarta sinfonia, brahms aveva solo cinquant'anni e anche se siamo abituati a pensarlo più vecchio (complice la celebre fotografia con la lunga barba bianca), la sua musica esprime una esuberante energia creativa. molte “lingue” si intrecciano in questa partitura: dalla più scoperta cantabilità al contrappunto bachiano, dal carattere zigano-ungherese dei pizzicati ai ritmi sincopati (nel primo movimento), tutto miracolosamente assorbito nell'equilibrio del sonatismo classico. la scrittura orchestrale è talmente avanzata che a volte pare di ascoltare debussy per il carattere di macchia sonora ottenuto con la scrittura intrecciata dei vari strumenti in un trascolorare di conclusioni dilazionate, nota su nota, timbro su timbro.


martedì 26 novembre ore 20.00
ROBERTO COMINATI
pianista | roberto cominati
ludwig van beethoven: sonata per pianoforte n. 1 in fa minore, op. 2 n. 1 (1793/95)
ludwig van beethoven: sonata per pianoforte n. 30 in mi maggiore, op. 109 (1819/20)
claude debussy: estampes (1903), pour le piano (1894/1901) l’isle joyeuse, l. 106 (1904)

durata musicale: 1 ora circa

quante possibilità timbriche? quante sfumature dinamiche, quale ricchezza armonica può avere un pianoforte? dagli esordi di beethoven alle composizioni mature di debussy, il concerto presenta un meraviglioso viaggio alla scoperta dello strumento che ha rivoluzionato la storia della musica degli ultimi tre secoli. secondo un uso del tempo, il frontespizio delle sonate op. 2 di beethoven lascia all'esecutore la scelta tra il clavicembalo e il pianoforte segno che ancora lo strumento a corde percosse (e non pizzicate) stentava a dominare la scena.

ben diverso il discorso per l'op. 109 che apre il cosiddetto “ultimo periodo” e mette in luce, oltre alle sue straordinarie doti compositive, anche i più reconditi angoli del pianoforte.

dopo la grande stagione ottocentesca, nessuno pensava che dalla tastiera potessero uscire suoni tanto innovativi. debussy invece considerava il pianoforte un vaso di pandora, capace di produrre le soluzioni più imprevedibili e, come racconta la moglie emma bardac, “debussy suonava quasi sempre in una perenne mezza tinta, con una sonorità piena e profonda senza alcuna durezza nell’attacco. la scala delle nuances andava dal triplo piano al forte, senza arrivare mai a sonorità disordinate in cui la sottigliezza delle armonie potesse perdersi”. ed erano proprio quelle nuances l’oggetto della ricerca debussysta: sfumature sonore, dinamiche e timbriche capaci di dare una seconda vita a uno strumento con due secoli di storia alle spalle.


mercoledì 18 dicembre ore 20.00
CONCERTO DI NATALE
direttore | juraj valčuha
corno | radovan vlatković
orchestra del teatro di san carlo
richard strauss, concerto n. 1 in mi bemolle maggiore op. 11 per corno e orchestra (1885)
musiche degli johann strauss (padre e figlio)

durata: 1 ora circa senza intervallo

stesso cognome e stessa lingua ma origini e, soprattutto, stili diversissimi: l'uno tedesco (1864 – 1949) gli altri austriaci (dal 1804, data di nascita di johann padre, al 1899, data di morte di johann figlio) ben rappresentano i due volti del mondo musicale di area germanica tra il xix e il xx secolo.
il concerto in mi bemolle, primo dei due dedicati allo strumento a fiato, venne composto da uno strauss diciottenne come omaggio al padre franz joseph strauss, primo corno dell'orchestra di corte di monaco di baviera. la critica dell'epoca, pur notando la vitalità e la freschezza della musica, non fu certo delicata con questa prova giovanile giudicando il concerto “ad un tempo abile e maldestro, opera d'un maestro, che ammira brahms, che vorrebbe far di più senza sapere esattamente cosa”. eppure anche all'interno di questo contesto non è difficile riconoscere le caratteristiche di una personalità prepotente che, nel giro di pochi anni, avrebbe offerto soluzioni personali come il carattere del tematismo, la sobria finezza del tessuto orchestrale e alcune originali soluzioni armoniche.
dal valzer all'operetta, il nome degli strauss ha monopolizzato la vita della capitale austriaca per quasi tutto il xix secolo con pagine divenute immortali come la marcia di radetzky o il celebre valzer sul bel danubio blu.


domenica 19 gennaio ore 19.00
RICCARDO MUTI
CHICAGO SYMPHONY ORCHESTRA
direttore | riccardo muti
chicago symphony orchestra
sergej prokof’ev, suite da romeo e giulietta (1936)
antonín dvořák, sinfonia n. 9 in mi minore “dal nuovo mondo” (1893)

durata musicale: 1 ora e 30 minuti circa

i ballerini del bolshoi che il 4 ottobre del 1935 ascoltarono la partitura del romeo e giulietta eseguita dallo stesso autore al pianoforte, la giudicarono “ineseguibile” per “gli eccessi di ritmi sincopati e la complessità dei movimenti d'insieme”. anche il “lieto fine”, che il musicista aveva ideato con un eccesso d'ottimismo, dovette esser cancellato, ripristinando la fine tragica dell'amore fatale dei due innamorati. ma ciò non bastò e l'allestimento del nuovo balletto fu tolto dal cartellone della stagione 1935-36 e rinviato a data da destinarsi. fu per tale ragione che, sul finire del 1936, prokof'ev decise di estrapolare dalla partitura di romeo e giulietta due suites sinfoniche, la prima delle quali fu eseguita in pubblico dall'orchestra filarmonica di mosca il 24 novembre 1936, raccogliendo un brillante successo.
non sarà un caso se nel 1969 l'astronauta neil armstrong portò la sinfonia “dal nuovo mondo” sulla luna durante la missione apollo 11; quella partitura ha in se qualcosa di innovativo e se anche lo stesso dvořák illustrò il titolo dell'opera spiegando che si riferiva semplicemente a “impressioni e saluti dal nuovo mondo”, è innegabile che l'energia che si sprigiona da quelle pagine rappresenti decisamente uno sguardo verso il futuro.


domenica 2 febbraio ore 18.00
lunedì 3 febbraio ore 20.00
daniele gatti
direttore | daniele gatti
orchestra e coro del teatro di san carlo
johannes brahms, ein deutsches requiem (requiem tedesco), per soli, coro e orchestra, op. 45 (1868)

durata musicale: 1 ora e 20 minuti circa

se la morte può avere un suo canto, un suono che la identifichi, ebbene ein deutsches requiem è quel canto. non si esagera nel considerarlo uno dei massimi capolavori sinfonico-corali della seconda metà dell’ottocento poiché rappresenta una nuova idea di musica liturgica, tedesca, mitteleuropea e segna l’inizio della fase della prima maturità artistica del musicista. non si tratta di un requiem in senso propriamente liturgico, e non ha una diretta relazione con le messe funebri in latino come quelle di mozart o verdi; brahms stesso compose un libretto traendolo dalla bibbia in tedesco nella versione di martin lutero. il concetto di fondo portato avanti dal compositore è di natura più filosofica che religiosa: le persone cui portare aiuto e consolazione non sono i morti, ma i vivi. le melodie racchiuse in ein deutsches requiem, così come le armonie sempre cangianti e un uso “antico” delle voci ci offrono un’idea nuova di musica liturgica; il tono di pace e consolazione racchiuso in ogni singola battuta lascia pensare che il giovane compositore avesse a lungo meditato sulla morte tentando poi, con successo, di darle voce.


venerdì 7 febbraio ore 18.00
CAMERATA SALZBURG
direttore e violino | viviane hagner
franz schubert, cinque danze tedesche con coda e sette trii d 90 per due violini viola e violoncello (1812)
wolfgang a. mozart, concerto in la maggiore n. 5 "türkish", k 219 per violino e orchestra (1775)
franz schubert rondò in la maggiore d 438 per violino e archi (1816)
franz joseph haydn, sinfonia n. 43 in mi bemolle maggiore "merkur", hob: i:43 (1771)

durata musicale: 1 ora e 30 minuti circa

dal classicismo ai primi vagiti del romanticismo, passando per l'esotismo delle turcherie e il leggero e misterioso volo di mercurio; l'insolito programma presentato dalla camerata salzburg (a rigore, “camerata academica del mozarteum di salisburgo”) pone l'accento su un repertorio a metà tra musica da camera e sinfonica e lo fa con il suo stile inconfondibile, a denominazione d’origine controllata diremmo oggi. tutti in piedi sul palco, secondo lo stile barocco, e con il kappelmeister al comando, i solisti della camerata riportano in vita il mondo musicale a cavallo del XVIII e XIX secolo, con le sue accademIe e lo stile raffinato.


sabato 22 febbraio ore 18.00
DENNIS RUSSELL DAVIES
direttore | dennis russell davies
maestro del coro | gea garatti
neue vokalsolisten stuttgart
orchestra e coro del teatro di san carlo
bruno maderna, in ecclesiis versione per grande orchestra del mottetto di giovanni gabrieli (1966)
raffaele grimaldi e lucia ronchetti, florilegium.studio da gesualdo per ensemble vocale coro e orchestra (2014) · prima esecuzione assoluta
dmitrij šostakovič, sinfonia n. 15 in la maggiore, op. 141 per grandeorchestra

durata musicale: 1 ora e 30 minuti circa

interessante operazione di trascrizione/revisione quella di bruno maderna (pseudonimo di bruno grossato 1920-1973) acuto conoscitore e studioso di musica antica che già negli anni '50, accanto alla sua produzione di musica dodecafonica, si dedicava alla riscoperta della musica veneziana del cinquecento.
affermare le proprie scelte linguistiche e tecniche fu molto difficile per il compositore russo che ebbe sempre rapporti difficili e agitati con il potere politico in urss; in più di una occasione i responsabili delle questioni ideologiche e culturali del suo paese intervennero per scomunicare o quanto meno censurare ed esprimere riserve nei confronti di alcune composizioni. la sinfonia n. 15, l'ultima composta da šostakovič, risente solo in parte del linguaggio moderno che tante critiche gli aveva attirato ed è caratterizzata da un'atmosfera briosa e scherzosa che coinvolge man mano tutta l'orchestra in una festosa girandola di suoni.


sabato 14 marzo ore 20.00
domenica 15 marzo ore 18.00
JURAJ VALČUHA
direttore | juraj valčuha
pianoforte | alexander malofeev
orchestra del teatro di san carlo
jean sibelius, aallottaret (le oceanidi) op. 73 poema sinfonico per orchestra (1914)
edward grieg, concerto in la minore op. 16 per pianoforte e orchestra (1869)
ottorino respigh, fontane di roma, p 106 poema sinfonico (1917)
pini di roma, p 141 poema sinfonico (1924)

durata musicale: 1 ora e 20 minuti circa

impressioni, suggestioni, emozioni; questo racconta il concerto che spazia dagli orizzonti della scandinavia ai panorami della città eterna, dalle ninfe del mediterraneo al suono delle fontane di roma. se il poema del finlandese sibelius venne definito “la migliore evocazione del mare mai descritta in musica”, il concerto di grieg contribuì notevolmente alla conoscenza e alla diffusione in europa della musica popolare norvegese, di cui riuscì ad esprimere i sentimenti più intimi con la naturalezza del linguaggio armonico, che talvolta preannuncia certe soluzioni e tendenze musicali moderne di stampo impressionistico.
tra tutti i compositori della "generazione dell'80" che nell'italia del primo novecento propongono un rinnovamento del linguaggio musicale, ottorino respighi ha forse il maggior respiro culturale a livello europeo. la sua produzione sinfonica coniuga il suo senso della natura, il suo interesse per l'animo e le tradizioni popolari e il gusto delle antiche forme liturgiche del canto gregoriano con vasti richiami alla contemporanea cultura musicale europea. del resto, dopo gli studi musicali compiuti presso il conservatorio di bologna, ebbe modo di seguire i corsi di rimski-korsakov a san pietroburgo e poi quelli di max bruch presso la hochschule di berlino. nel ciclo dei poemi sinfonici romani respighi sfrutta a fondo le sue straordinarie doti di orchestratore, riportando le sensazioni provate nella visita della città di roma nei primi del novecento.


martedì 24 marzo ore 20.00
BUDAPEST FESTIVAL ORCHESTRA
direttore | iván fischer
violino | patricia kopatchinskaja
richard strauss, introduzione e valzer da "der rosenkavalier", op. 59, I. e II. atto. prima serie di valzer (1944)
jean sibelius, concerto in re minore op. 47 per violino e orchestra (1904)
gustav mahler, adagio dalla decima sinfonia (1910)
richard strauss, till eulenspiegels lustige streiche (i tiri burloni di till eulenspiegel), 28 poema sinfonico (1895)

durata musicale: 1 ora e 45 minuti circa

der rosenkavalier, dopo madama butterfly, è l'opera più rappresentata del novecento per la sua musica irresistibile e tanto amabilmente felice; ciò spiega perché è destinata a tornare di frequente non solo a teatro ma anche nelle sale da concerto in una delle tante riduzioni per orchestra.
lungo e travagliato fu l'iter compositivo del concerto di sibelius che, con questa partitura si trovò di fronte all'esigenza di mediare due fattori difficilmente conciliabili; da un lato la lunga e illustre tradizione del concerto romantico, dall'altro il proprio personale stile compositivo che rifletteva necessariamente una rivendicazione di identità culturale per la finlandia.
difficile interpretare l'adagio della decima sinfonia, composta da mahler nel 1910 e interrotta a causa della morte, che lo colse a vienna il 18 maggio 1911; il pezzo, infatti, non è una pagina conclusiva, né di una sinfonia né di una vita, ma l'inizio di un percorso interrotto.
“c'era una volta...”: le prime battute dell'introduzione del till eulenspiegel sembrano tradurre in suoni il tradizionale esordio delle favole; strauss era molto soddisfatto del suo poema sinfonico che definiva “molto allegro e spavaldo”. della sua produzione giovanile, avventurosa e sensuale, il till è una delle opere più significative per la concezione e per la forma, entrambe estrose e tuttavia ben meditate. ancora oggi, dopo oltre un secolo, pare un ardito capolavoro.


lunedì 6 aprile ore 20.00
AKADEMIE FÜR ALTE MUSIK
RIAS KAMMERCHOR
direttore | justin doyle
soprano | anna prohaska
alto | benno schachtner
evangelista | sebastian kohlhepp
tenore | patrick grahl
basso | konstantin krimmel
johannes sebastian bach, matthäus passion (passione secondo matteo), bwv 244 per soli, doppio coro e doppia orchestra (1727)

durata musicale: 2 ore e 45 minuti circa

"teatrale": così è stato definito il linguaggio della passione secondo matteo che effettivamente introduce nel linguaggio evangelico, con l'alternanza fra corali e arie, cori e recitativi, le pieghe emotive di un dramma barocco. la concitazione della folla, le lacrime dei fedeli, il pentimento di pietro, il lutto di giuseppe di arimatea. vengono in primo piano grazie alla musica e i sentimenti umani diventano occasione di meditazione. a partire dalla riscoperta avvenuta in epoca romantica, quando felix mendelssohn-bartholdy ne diresse a berlino una prima (e in realtà piuttosto ridotta) esecuzione "moderna" (1829), la passione secondo matteo è divenuta il simbolo dell'intera produzione sacra di bach, tanto da porre in ombra gli altri suoi grandi capolavori. la coesione dell'organismo musicale è resa possibile anche dall'originale trattamento della figura dell'evangelista che non ha solo il compito di narrare gli eventi e di introdurre i personaggi che parlano in prima persona (gesù, pilato etc.), ma anticipa di volta in volta la meditazione e il commento delle arie le quali fanno sempre riferimento ai tre sentimenti dominanti della colpa, della pietà e della speranza.


mercoledì 22 aprile ore 18.00
juraj valčuha
direttore | juraj valčuha
orchestra del teatro di san carlo
richard strauss, tod und verklärung op. 24, poema sinfonico (1895)
(morte e trasfigurazione)
pëtr il'ič čajkovskij, sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 "patetica" (1893)

durata musicale: 1 ora e 20 minuti circa

“sei anni fa mi venne in mente l'idea di rappresentare musicalmente in un poema sinfonico i momenti che precedono la morte di un uomo, la cui vita fosse stata un continuo tendere ai supremi ideali: un tale uomo è per eccellenza l'artista”. con queste parole l'autore sintetizza il programma ideale del brano che descrive l'ultima notte di un malato, che giace assopito nel ricordo di un momento di felicità. il sonno leggero è interrotto da un soprassalto del male, finché l'allentarsi della morsa del dolore gli permette di ripensare alle grandi aspirazioni della sua vita. la musica fu composta tra il 1888 e il 1890 e, pur trattandosi di un'opera di apprendistato, lo stile di strauss è diretto e inconfondibile.
nonostante il successo dell'opera la dama di picche (1890), e dei due grandi balletti, la bella addormentata (1888-1889) e lo schiaccianoci (1891-92), čajkovskij non riusciva ad allontanare da sé quel pessimismo che lo aveva sempre dominato. l'insuccesso della quarta e della quinta sinfonia, composte negli stessi anni, avevano tenuto lontano l'autore dal genere e solo nel febbraio del '93, quando sembrò tornargli l'ispirazione, si rimise al lavoro quasi con frenesia e dopo qualche mese portò a termine la più grande e importante delle sue sinfonie: la patetica. l'epistolario di čajkovskij indica come quest'opera fosse concepita quale sinfonia a programma anche se l'autore non ha mai determinato con precisione di quale programma si trattasse.


lunedì 27 aprile ore 18.00
DAVID FRAY
ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI
direttore e pianista | david fray
johann s. bach, concerto per pianoforte e archi n. 1 in re minore, bwv 1052
johann s. bach, concerto per pianoforte e archi n. 4 in la maggiore,
bwv 1055
a.mozart, concerto per pianoforte e orchestra n. 24 in do minore k. 491

durata musicale: 1 ora e 15 minuti circa

realizzati probabilmente a scopo didattico per i suoi figli, wilhelm friedemann e carl philipp emanuel, i concerti per clavicembalo e orchestra sono trascrizioni di alcuni concerti per violino scritti per il principe leopold di anhalt-köthen tra 1717 al 1723. le esigenze di quella corte erano per lo più legate ad avvenimenti celebrativi interni, esigenze didattiche, approfondimento culturale, dilettantismo e concertismo di piacere, occorrenze che bach soddisfaceva con nuove composizioni e trascrizioni. in questo modo il compositore andava incontro anche al gusto della borghesia locale che apprezzava particolarmente il nuovo genere del concerto solistico per clavicembalo, nonché al buon numero di virtuosi della tastiera presenti all'epoca a lipsia.
in una lettera al padre del 28 dicembre 1782, mozart parlava dei tre concerti per pianoforte e orchestra cui stava lavorando, affermando che: “questi concerti sono una via di mezzo tra il troppo facile e il troppo difficile: sono molto brillanti, gradevoli all'orecchio pur senza cadere nella vuotaggine, qua e là anche gli intenditori avranno di che esserne soddisfatti, ma in modo che anche coloro che non lo sono proveranno piacere, senza sapere il perché”. nella stessa lettera mozart scrive anche “vendo i biglietti per 6 ducati”, a testimonianza che la ragione semplice e concreta che lo aveva spinto a comporre questa serie di capolavori era quella economica.


domenica 10 maggio ore 18.00
JAMES FEDDECK
direttore | james feddeck
voce recitante | da definire
baritono | roberto abbondanza
orchestra del teatro di san carlo
carlo galante, il convitato delle ultime feste, melologo per voce recitante baritono e orchestra su testo di stefano valanzuolo, liberamente tratto dal racconto omonimo di auguste villiers de l'isle-adam, (2018) prima esecuzione assoluta
cesar franck, sinfonia in re minore (1889)

durata musicale: 1 ora e 30 minuti circa

poco francese e troppo legata al modello beethoveniano: così giudicarono la sinfonia i professori del conservatorio parigino, specie per quello che riguarda il senso della costruzione, cioè la cosiddetta “forma ciclica”, che consiste nella scelta e nella elaborazione di cellule tematiche che si rincorrono e si integrano nei vari movimenti e conferiscono alla composizione un nesso organico e unitario. ma in breve tempo il giudizio cambiò fino a riconoscere in franck una figura “provvidenziale per la musica francese” nel quale si fondono “il lirismo dinamico dei tedeschi e la rigorosa e sensibile chiarezza francese”.


domenica 14 giugno ore 19.00
JOYCE DIDONATO
IL POMO D’ORO
direttore | maxim emelyanchev
mezzosoprano | joyce didonato
"my favourite things"
arie di claudio monteverdi, christoph willibald gluck, george frideric händel e henry purcell.

quale titolo migliore per un concerto che inanella le migliori perle del melodramma barocco? il pomo d'oro, del compositore antonio cesti e del librettista francesco sbarra, è infatti la più straordinaria opera del xvii secolo per ampiezza (cinque atti allestiti in due giornate successive) e per impiego di mezzi: quasi cinquanta cantanti, cori, comparse a non finire, leoni ed elefanti, balli e armeggiamenti. fu composta in occasione del matrimonio di leopoldo i d'austria con la principessa margherita, infanta di spagna, e diede il via ad una serie di festeggiamenti e di celebrazioni che dureranno per quasi due anni.
attraverso le arie più celebri del periodo barocco, la straordinaria voce di joyce didonato ci commuove, ci emoziona ma soprattutto ci fa rivivere quel meraviglioso secolo


venerdì 26 giugno ore 20.00
JOSEP PONS
LETICIA MORENO
direttore | josep pons
violino | leticia moreno
orchestra del teatro di san carlo
maurice ravel, alborada del gracioso vers. per orchestra (1919)
edouard lalo, symphonie espagnole op. 21, per violino e orchestra (1875)
manuel de falla, interludio e danza dall’opera la vida breve (1913)el amor brujo, balletto in un atto dalla gitaneria del 1915 (1924)

durata musicale: 1 ora e 30 minuti circa

simile al francese "aubade" e all'italiano "mattinata", “alborada" è una serenata d'amore per chitarra d'origine, probabilmente galiziana e riconducibile forse alla pratica trovadorica. il "gracioso", a sua volta, è un personaggio buffo della commedia tradizionale spagnola di calderon e di lope de vega. nata come pagina pianistica, l'alborada del gracioso fu trascritta dall'autore nel 1918 e il risultato è una partitura di diabolica brillantezza e di virtuosismo di scrittura sensazionale, tale da esaltare le risorse più smaglianti di una moderna orchestra, nonché la sensibilità, l'intelligenza e l'estro del direttore.
più che di sinfonia sarebbe più corretto parlare di un concerto, in quanto il violino vi è trattato in funzione solistica ed è il vero protagonista del discorso musicale: la sua parte è di un virtuosismo denso e brillante e a tratti chiaramente ispirato a modi propri della musica gitana spagnola.
paradossalmente era stato a parigi che de falla aveva ascoltato, grazie a debussy e ravel, un nuovo modo di intendere la musica spagnola; non più solo gli stereotipi dell'esotismo di maniera, non più le immagini oleografiche di un luogo più sognato che vissuto, ma elementi autentici della musica popolare spagnola, quali la libertà improvvisativa del canto, le arcaiche inflessioni modali, la pulsione vitalistica, il gusto per i colori accesi e gli atteggiamenti passionali.



sabato 3 ottobre ore 18.00
GIOVANI PROMESSE
violino | oleksandr pushkarenko
violino | riccardo zamuner
pianoforte | francesco maria navelli


sabato 17 ottobre ore 20.00
domenica 18 ottobre ore 18.00
JURAJ VALČUHA
direttore | juraj valčuha
orchestra e coro del teatro di san carlo
gioachino rossini, stabat mater per soli, coro e orchestra (1842)

difficile contenere l'inarrestabile torrente melodico di questa maestosa composizione e ricondurlo sempre nell'alveo di una intensa spiritualità; si dice che gioachino rossini abbia pianto dalla commozione ascoltando per la prima volta lo stabat mater di giovanni battista pergolesi, e certamente gli tornò in mente quando, intorno al 1832, venne invitato a musicare il testo della sequenza di jacopone da todi che descrive la sofferenza della vergine ai piedi della croce. lo straziante dolore della madonna di fronte al figlio morto pare trasferirsi sulla scena di un vero e proprio teatro dell'anima, luogo di stupore e di mistero, in cui tutto può accadere.
la storia della stesura della partitura è piuttosto complessa ma certo l'esito finale risultò assolutamente personale, forte di un linguaggio vivo, realistico e altamente scenografico. le cronache dell'epoca raccontano che il 18 marzo 1842, giorno della prima, la folla cominciò la fila per acquistare i biglietti sin dalle prime ore del mattino e furono adottate misure di sicurezza eccezionali per evitare incidenti; si trattò di un evento memorabile e per molti giorni i giornali bolognesi parlarono dello stabat in termini enfatici.


mercoledì 4 novembre ore 20.00
150° anniversario morte
francesco saverio mercadante
direttore | francesco ommassini
orchestra e coro del teatro di san carlo
francesco saverio mercadante
(altamura 1795 - napoli 1870)
nel 150° anniversario della morte.
insurrezione polacca. fantasia descrittiva a grande orchestra in quattro parti consecutive(napoli –agosto 1863)
revisione critica a cura di ivano caiazza
lla danza augurale – cantata per soli, coro e orchestra
per l’avvenimento al trono del regno delle due sicilie di s.a.r. francesco ii per le auguste sue nozze con s.a.r. maria sofia amalia di baviera
teatro di san carlo 26 luglio 1859
poesia di nicola sole
revisione critica a cura di ivano caiazza


domenica 8 novembre ore 19.00
martedì 10 novembre ore 20.00
mercoledì 11 novembre ore 18.00
RICCARDO MUTI
direttore | riccardo muti
orchestra del teatro di san carlo
francesco saverio mercadante, ouverture da i due figaro (1826)
franz schubert, sinfonia n. 3 in re maggiore d. 200 (1815)
pëtr il'ič čajkovskij,sinfonia n. 5 in mi minore, op. 64 (1888)

grazie al maestro muti, che ha diretto nel 2011 a ravenna la prima rappresentazione in tempi moderni dell'opera, il pubblico ha potuto riscoprire una musica “leggera e brillante, scritta con eleganza, sovente raffinata nella qualità della strumentazione e dell'invenzione ritmica”.
tanto aveva bruciato le tappe del genio romantico nel genere del lied (a soli 17 anni aveva scritto il capolavoro margherita all'arcolaio), tanto era rimasto fedele, nelle sinfonie, ai modelli di haydn e mozart senza quasi misurarsi con la creatività espletata dall'ultimo beethoven in questo genere; ovviamente l'etichetta di classicista esclude l'incompiuta e la sinfonia in do maggiore detta "grande". pur essendo un frutto della sua prima giovinezza, la terza sinfonia mostra già la misura e la mano del gusto schubertiano con gesti melodici che emergono con forza, momenti e pagine incantevoli.
"voglio mettermi a lavorare alacremente; sento in me un impulso fortissimo di dimostrare non solo agli altri ma a me stesso che la mia capacità di comporre non è esaurita [...]”; così scriveva čajkovskij il 10 giugno 1888 alla sua generosa mecenate nadežda von meck. si riferiva alla sinfonia n. 5 in mi minore op. 64, composta rapidamente tra il maggio e l'agosto del 1888, dopo un periodo di depressione e di stasi creativa.
la quinta sinfonia riprende dalla quarta il principio ciclico dell'idea ricorrente, o motto, facendone un uso ancora più ampio, perché uno stesso tema, collegato al destino, ritorna in tutti e quattro i movimenti.


mercoledì novembre 18 ore 18.00
JEAN-YVES THIBAUDET
in omaggio per il quinto anniversario della morte
del maestro aldo ciccolini
pianista | jean–yves thibaudet
claude debussy, préludes, primo libro, l. 125 (1909-10, préludes, secondo libro, l. 131 (1911-13)

il soffio leggero del vento, i passi sulla neve ghiacciata, le chitarre, i tamburi, le campane, trovano riscontri musicali non solo simbolici, ma spesso addirittura onomatopeici nei due libri dei préludes; tuttavia, la particolare collocazione dei titoli alla fine (e non all'inizio) di ogni brano indica una tendenza a superare la suggestione ambientale e la pittura in musica per avviarsi verso l'astrattismo che caratterizzerà gli studi. entrambi i libri comprendono dodici pezzi: in totale, ventiquattro preludi secondo una prassi frequente settecento e dell'ottocento che vede nel numero tre (e i suoi multipli) un numero ideale. il tono intimista, le sonorità delicate e l'essenzialità quasi del tutto priva di decorazioni mostrano come l'autore li avesse concepiti per un uso privato e non concertistico. i ventiquattro pezzi non seguono alcuno schema tonale, né sono ordinati secondo esplicite regole di simmetria; il senso di unità che traspare dalla loro successione dipende piuttosto da una coerenza poetica profonda, dalla loro spontanea adesione a un pensiero che scompone il principio della variazione e sospende l'idea del tempo. tutta la musica di debussy ha in questo senso un aspetto preludiante e tutta, di conseguenza, può essere letta alla luce delle suggestioni che possiamo trarre dai due libri di brani pianistici effettivamente indicati con quel titolo.

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Napoli 12 ottobre 2019 ore Teatro San Carlo
Napoli 18 novembre 2020 ore Teatro San Carlo

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